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Paragrafo 5 . Descartes: la mente e le idee.

     
Lo  scienziato  moderno,  se guarda a Galileo,  trova  la  garanzia
dell'autonomia della scienza dalla fede: mai potr trovare  con  le
sue  ipotesi e i suoi esperimenti la Verit intorno al  Bene  e  al
Male, perch ad altri  demandato il

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compito  di definirla, in base alla rivelazione divina; si  tratta,
infatti, di una questione de Fide. Nel momento in cui compie le sue
ricerche e scopre le sue verit, lo scienziato moderno  al  di  l
del bene e del male: rispetto alla morale i contenuti della scienza
sono neutri.
     Se  invece guarda a Descartes,  inevitabile che si generi  il
dubbio.    Il   filosofo   francese   ha   compiuto   un'operazione
rivoluzionaria nell'ambito del pensiero occidentale: ha  ricondotto
le  idee,  tutte le idee, comprese quelle relative  a  Dio  e  alla
morale, all'interno della mente.
     A  partire da Platone l'idea  una forma, autonoma,  eterna  e
reale,  che non presuppone alcun soggetto che la pensi: l'idea  ""
senza  essere pensata. Per Descartes, invece, l'idea  oggetto  del
pensiero  e, proprio in quanto idea,  collocata all'interno  della
mente: non ci sono idee se non sono pensate da un qualche soggetto.
Anche le idee innate, poste direttamente da Dio nella nostra mente,
diventano  reali  solo nel momento in cui sono  pensate.  E  non  
assolutamente  necessario  che tutti i  soggetti  pensanti  pensino
tutte  le idee innate che Dio ha posto nella loro mente: la  stessa
idea  di Dio non  necessariamente pensata da tutti, ma se  uno  si
imbatte  in essa non pu pensarla che nei termini in cui  Dio  l'ha
posta in lui.
     La  ragione  non  solo    creatrice e garante  delle  proprie
rappresentazioni; non solo, partendo dalla certezza di s - e dalla
conseguente  certezza dell'esistenza di Dio -,  pu  aspirare  alla
conoscenza  sempre  pi  ampia del mondo  esterno;  ma,  nella  sua
libert,  la ragione  arbitra anche nelle incerte questioni  della
morale.
     La  libert di scelta, sostiene Descartes,  molto  pi  ampia
della nostra facolt di conoscere: quando ci troviamo di fronte  ad
una alternativa di cui conosciamo bene i termini, il loro grado  di
verit  e la loro bont, possiamo esercitare nel migliore dei  modi
il  nostro  libero arbitrio, e dunque anche la scelta  del  male  e
della  falsit  sar  consapevole; ma quando la  nostra  conoscenza
vacilla, e le alternative ci appaiono incerte e nebulose,   facile
che  la  nostra volont si smarrisca e scelga il male per il  bene:
ci fa s che noi ci inganniamo e pecchiamo(88).
     Ma anche in questo campo estremamente incerto l'unico soccorso
pu  venirci  dalla  ragione: ad essa si rivolge  Descartes  quando
detta le "massime" della morale provvisoria, ad essa si affida  per
avere una guida alla volont, cio nelle scelte che devono comunque
essere fatte.
     Pertanto  l'attivit pratica, cio relativa alla  morale,  non
pu  essere separata da quella teoretica, relativa alla conoscenza:
la  conoscenza  certa  delle verit della scienza  non  esclude  la
scelta,  anzi  la  rende  pi libera e pi  facile;  le  conoscenze
confuse,  invece, ci spingono a cercare rifugio nel verosimile.  Il
saggio   e   lo   scienziato  non  possono   demandare   ad   altri
l'individuazione  dei  criteri  di  valutazione  morale,  e  quando
accettano  le  norme del luogo in cui vivono e  la  religione  alla
quale sono stati educati lo fanno esercitando la propria libert  e
facendo appello alla propria ragione, e pertanto se ne assumono  la
responsabilit.
     Descartes  apre  una strada che porter fino  a  Kant:  niente
trova  una  giustificazione  al  di  fuori  della  ragione,  n  la
conoscenza,  n  la  morale,  n la  religione.  Ci  che  proviene
dall'esterno del soggetto pensante, si tratti di una
     
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     sensazione, di un precetto morale, della stessa idea  di  Dio,
diventa vero nel momento in cui  assunto consapevolmente come tale
dal  soggetto  stesso. La regola fondamentale dell'evidenza  non  
altro che la codificazione di questa centralit del soggetto:  egli
infatti    l'unico  arbitro  e giudice  di  quanto  a  lui  appare
evidente, chiaro e distinto.
